Lea Sestieri nacque a Roma il 31 maggio 1913, figlia di Sabatino Settimio e Margherita Toscano, quarta di cinque figli. Nel 1931 si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza: gli anni universitari furono per Lea estremamente ricchi di esperienze intellettuali e personali, nonché di incontri che orientarono la sua vita. Quello più importante fu quello con il rabbino professor Umberto Cassuto, notissimo biblista di origine fiorentina, già rabbino capo di Firenze, docente presso l’Università di Firenze e presso l’Università La Sapienza, socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei dal 1935. Sotto la guida di Cassuto, Lea Sestieri si laureò nel 1935 con una tesi dal titolo Il diario di viaggio di Meshullam ben Menachem da Volterra, dedicata allo studio di un manoscritto che aveva rinvenuto presso la Biblioteca di Firenze. Durante gli anni universitari lavorò come bibliotecaria presso il Collegio rabbinico italiano e Cassuto, che vi insegnava, propose alla sua brillante studentessa universitaria di seguire anche i corsi del Collegio. In questo modo Lea Sestieri divenne la prima donna a studiare presso il Collegio rabbinico italiano, pur senza ricevere il titolo. Dai materiali d’archivio a disposizione, non è possibile risalire a quali corsi siano stati effettivamente frequentati da Lea Sestieri, ma il suo nome appare tra gli iscritti al “Corso Superiore” (cioè il corso che si conclude con l’ordinazione rabbinica) negli anni 1933-34 e 1934-35, benché non si sia mai definita “religiosa” in senso stretto. La ragione per cui decise di studiare presso il collegio rabbinico, la darà lei stessa nelle celebrazioni per il suo novantesimo compleanno:
Io mi sento oggi catapultata ai miei 20 anni, seduta al Collegio rabbinico che allora stava a Lungotevere Cenci. Stavamo lì seduti, io e i miei compagni di allora, compagni che non ho mai potuto dimenticare perché sono stati compagni di tutto: di ascolto, di dialogo, di comprensione, di affetto. (…) Più si radicalizzava la mia ebraicità e più prendeva consistenza la mia laicità, in quanto il mio rapporto con l’altro e l’umanizzazione quotidiana nella responsabilità individuale, prescindeva già allora e continua oggi, con i miei 90 anni, a prescindere dall’aiuto di… non so chi, o dalla volontà del trascendente che è l’Assoluto. (…) L’importante per me è stato compiere nel mio lungo cammino gli insegnamenti che avevo ricevuto allora nel dialogo con i miei maestri, con i miei compagni, sia che tali insegnamenti siano di origine umana o di origine divina. L’importante è l’azione1.
Se l’ebraismo di Sestieri fu un ebraismo laico, esso era però profondamente radicato nello studio dei testi biblici (che approfondiva con Cassuto) e nell’adesione al sionismo. Prima di discutere la tesi di laurea, Lea fece un viaggio da sola nella Palestina mandataria e il legame con la Terra di Israele rimase forte anche per il resto della sua vita, come vedremo.
Dopo essersi laureata, nel 1936 si sposò con Umberto Scazzocchio che era Segretario della Comunità Ebraica di Roma e che lei aveva conosciuto nei locali del Collegio Rabbinico. Nello stesso anno del matrimonio gli Scazzocchio si trasferirono in Eritrea dove Umberto, che si era laureato in legge, lavorò come avvocato e Lea insegnò Lettere al Liceo italiano di Asmara. Divenne anche Conservatrice, presso la Biblioteca statale di Asmara, dei manoscritti in ge’ez e amarico, lingue che conosceva accanto all’italiano, al francese, allo spagnolo, al tedesco, ad un poco di inglese, al greco antico, all’arabo e all’ebraico.
Il 28 luglio 1938 nacque l’unico figlio Claudio, che Lea scelse di andare a partorire a Roma per evitare i rischi sanitari legati ad un parto in Eritrea. Due settimane prima della nascita del bambino, però, era stato pubblicato il Manifesto della Razza che decretava per gli insegnanti (come per gli studenti) ebrei l’espulsione da tutte le scuole del Regno. Quindi anche dal Liceo italiano di Asmara, dove la Sestieri insegnava. Lei venne così licenziata ed il marito poté continuare a lavorare solo di nascosto, collaborando con un collega ariano. La situazione era troppo penosa e pericolosa per poter essere sopportata a lungo e così gli Scazzocchio decisero di emigrare in Uruguay, dove già viveva uno dei fratelli di Lea.
I primi tempi Umberto lavorò come venditore ambulante e Lea fece lavori a maglia, oltre a dare qualche lezione privata di italiano. Il primo impegno culturale di un certo rilievo fu la direzione della rivista culturale Amanacer, organo della comunità ebraica sefardita. Fu solo grazie ad una lettera di presentazione di padre Giuseppe Ricciotti, già suo docente alla Sapienza, che la Sestieri poté ottenere una cattedra di Lingua e letteratura greca presso la Facultad de Humanidades y Ciencias che aveva sede a Montevideo. Contemporaneamente insegnò un corso libero di “Bibbia e cultura ebraica” presso la Facultad de Humanidades y Ciencias e anche presso diverse istituzioni parauniversitarie, come ad esempio la Women’s International Zionist Organization (WIZO). Negli stessi anni il marito Umberto iniziò la carriera diplomatica che nel 1958 condusse gli Scazzocchio a rientrare in Italia per recarsi negli anni ’60 a Santos, in Brasile, e alcuni anni dopo Console a Mendoza, in Argentina. Per tutto il decennio Lea Sestieri continuò i corsi di greco e di Bibbia presso l’Università di Montevideo, viaggiando tra l’Uruguay e la sede consolare ricoperta dal marito.
Al momento della pensione, si trasferì in Israele, attendendo che il marito la raggiungesse. Tra il 1968 ed il 1970 insegnò Lingua e letteratura greca presso la sede di Be’er Sheva dell’Università Ebraica e Letteratura Italiana presso l’Università di Tel Aviv. A Umberto non venne però concessa la sede israeliana e venne inviato come Viceconsole a Locarno e la coppia si trasferì in Svizzera all’inizio degli anni Settanta, rimanendovi fino a quando, nel 1979, Umberto andò in pensione e la coppia tornò in Italia.
Il marito si spense nel 1981 e per la Sestieri si aprì una nuova stagione intellettuale, assai lunga. Ottenne l’insegnamento di “Ebraismo postbiblico” presso la Pontificia Università Lateranense; tenne numerose conferenze presso l’Università Gregoriana; fu molto attiva a livello editoriale, tra l’altro dirigendo la collana Radici della Casa Editrice Marietti; collaborò con «La Rassegna mensile di Israel»; fu tra i fondatori dell’Amicizia ebraico‐cristiana di Roma; partecipò ai Colloqui ebraico‐cristiani di Camaldoli fin dai primissimi anni dalla loro fondazione; tenne conferenze presso qualunque associazione ebraica o di dialogo ebraico-cristiano la invitasse: l’Associazione Donne Ebree d’Italia, il Segretariato per le attività ecumeniche, il Service International de Documentation Judéo-Chrétienne e non si contano gli articoli divulgativi che scrisse in quegli anni.
I testi più importanti scritti da Lea Sestieri nell’ultima fase della sua vita sono indubbiamente quelli dedicati a La spiritualità ebraica2 e al rapporto tra ebraismo e cristianesimo; molte delle sue conferenze sono raccolte nel volume Ebraismo e cristianesimo. Percorsi di mutua comprensione. Negli stessi anni lavora anche, insieme a don Giovanni Cereti, al volume Le chiese cristiane e l’ebraismo: un’imponente raccolta di documenti cristiani, promulgati da diverse chiese in diversi paesi e aventi tutti per oggetto gli ebrei e l’ebraismo.
Lea Sestieri si spense a Roma il 17 novembre 2018. Al momento della sua morte, Lisa Palmieri Billig riassume così la vita e l’opera della Sestieri:
Era perfettamente in linea con la tradizione dei Padri e nello stesso tempo capace di interpretare quell’insegnamento nella modernità. Si era formata negli studi ebraici presso il collegio rabbinico. Era straordinario il suo modo di avvicinarsi alla cultura del mondo ebraico che era sempre stata dominata dalla presenza maschile, una tradizione che lei non combatteva ma della quale era capace di esprimere una visione femminile con competenza, decisione, ragionevolezza, rispetto e amicizia. Quanto Lea Sestieri è riuscita a fare nella sua lunga vita, costituisce non solo un esempio, ma ha significato l’avvento della presenza femminile nello studio dell’ebraismo, nella sua visione esemplare e magistrale, una realtà che oggi si manifesta nei libri, negli articoli, nei saggi, che arricchiscono l’inesausta ricerca storica e spirituale che ha sempre caratterizzata la cultura ebraica nel mondo3.
a cura di Claudia Milani
- Incontro di studio per i 90 anni di Lea Sestieri (ultima consultazione: 6 dicembre 2025). ↩︎
- SESTIERI 1987 ↩︎
- Gli insegnamenti di Lea – Moked (ultima consultazione: 6 dicembre 2025) ↩︎